• Ottobre è il mese della prevenzione contro il tumore al seno: 9 idee moda 2019 in rosa per contribuire con il cuore.
    La prevenzione contro il tumore al seno è l’arma migliore di cui disponiamo per sconfiggere un male che, solo in Italia, colpisce oltre 52.000 donne all’anno. Pensaci. Ottobre è il mese dedicato alla prevenzione, un campanellino d'allarme utile a rizzare le antenne una volta per tutte. La moda 2019 si adopera quindi per sostenere le attività preziose di tutti gli enti che investono il 100% delle loro energie nella lotta al tumore al seno e alla prevenzione.
    Ottobre rosa è dunque il mese giusto per programmare visite di controllo: fallo e coinvolgi le tue amiche. E andarci insieme sarà ancora più speciale.
    Ottobre è il mese della prevenzione contro il tumore al seno: 9 idee moda 2019 in rosa per contribuire con il cuore. La prevenzione contro il tumore al seno è l’arma migliore di cui disponiamo per sconfiggere un male che, solo in Italia, colpisce oltre 52.000 donne all’anno. Pensaci. Ottobre è il mese dedicato alla prevenzione, un campanellino d'allarme utile a rizzare le antenne una volta per tutte. La moda 2019 si adopera quindi per sostenere le attività preziose di tutti gli enti che investono il 100% delle loro energie nella lotta al tumore al seno e alla prevenzione. Ottobre rosa è dunque il mese giusto per programmare visite di controllo: fallo e coinvolgi le tue amiche. E andarci insieme sarà ancora più speciale.
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    La prevenzione contro il tumore al seno è l’arma migliore di cui disponiamo per sconfiggere un male che, solo in Italia, colpisce oltre 52.000 donne all’anno. Pensaci. Ottobre è il mese dedicato alla prevenzione, un campanellino d'allarme utile a rizzare le antenne una volta per tutte. La moda 2019 si adopera quindi per sostenere le attività preziose di tutti gli enti che investono il 100% delle loro energie nella lotta al tumore al seno e alla prevenzione.
    Ottobre rosa è dunque il mese giusto per programmare visite di controllo: fallo e coinvolgi le tue amiche. E andarci insieme sarà ancora più speciale.
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  • Influenza 2019, parte la campagna vaccini: tutto quello che c’è da sapere!
    Arriva l'influenza che sta per colpire 6 milioni di italiani, ma è pronta anche l'arma per affrontarla. La vaccinazione è raccomandata a chi soffre di patologie croniche e agli over 65 ed è disponibile gratuitamente dal 15 ottobre a fine dicembre: basta recarsi dal medico di base o nelle strutture sanitarie pubbliche.
    Come e dove si fa il vaccino

    La vaccinazione antinfluenzale può essere effettuata gratuitamente dal 15 ottobre al 31 dicembre. Basta prendere appuntamento dal proprio medico di base o recarsi presso le strutture sanitarie pubbliche. Eccetto per i bambini che vengono sottoposti per la prima volta alla vaccinazione (fino ai 9 anni in cui è opportuna una seconda dose di richiamo), per tutto il resto della popolazione una sola dose di vaccino è in grado di garantire un’adeguata immunizzazione per tutta la stagione. Ecco uno schema riassuntivo sulle modalità di somministrazione del vaccino nelle diverse età diffusi sul sito di Osservatorio Influenza.
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  • Scozia, donna scopre di avere un cancro al seno grazie a un’attrazione al museo

    Una donna scozzese ha scoperto di avere un tumore visitando un museo di Edimburgo: dopo essere stata in una stanza con una fotocamera termica, le cui immagini cambiano colore a seconda della temperatura, ha notato che un seno aveva un colore diverso dall’altro. Insospettita, si è sottoposta agli accertamenti e ha scoperto la malattia.
    Una donna scozzese ha scoperto di avere un tumore grazie ad una attrazione museale. Bal Gill, questo il nome della protagonista della vicenda fortunatamente a lieto fine, dopo essere stata in una stanza con una fotocamera termica, le cui immagini cambiano colore a seconda della temperatura, ha notato che un seno aveva un colore diverso dall'altro, scoprendo dopo una visita che l'anomalia era dovuta al cancro.
    I fatti sono accaduti al museo World of Illusions di Edimburgo. "Una volta entrati nella stanza con la fotocamera termica abbiamo iniziato a muovere le braccia per vedere le immagini create – spiega la donna alla Bbc -. Facendo questo ho notato una ‘zona calda' nel mio seno sinistro, che nessun altro nella stanza aveva. Ho fatto una foto e ho continuato la visita al museo".
    Dopo essere uscita Bal Gill si è fatta visitare da un medico, che ha formulato la diagnosi di cancro allo stadio iniziale che è stato trattato solo con interventi chirurgici, senza il bisogno di ricorrere alla chemioterapia o alla radioterapia. L'area del tumore, ha spiegato Tracey Gillies, direttore medico del servizio Nhs Lothian, che gestisce la sanità nella capitale scozzese, risulta più calda perché le cellule tumorali hanno un metabolismo molto più veloce di quelle sane. "Nel passato si è provato a sperimentare le fotocamere termiche per trovare i tumori – spiega – ma non c'è mai stata la prova definitiva che possano essere usate per gli screening".
    Scozia, donna scopre di avere un cancro al seno grazie a un’attrazione al museo Una donna scozzese ha scoperto di avere un tumore visitando un museo di Edimburgo: dopo essere stata in una stanza con una fotocamera termica, le cui immagini cambiano colore a seconda della temperatura, ha notato che un seno aveva un colore diverso dall’altro. Insospettita, si è sottoposta agli accertamenti e ha scoperto la malattia. Una donna scozzese ha scoperto di avere un tumore grazie ad una attrazione museale. Bal Gill, questo il nome della protagonista della vicenda fortunatamente a lieto fine, dopo essere stata in una stanza con una fotocamera termica, le cui immagini cambiano colore a seconda della temperatura, ha notato che un seno aveva un colore diverso dall'altro, scoprendo dopo una visita che l'anomalia era dovuta al cancro. I fatti sono accaduti al museo World of Illusions di Edimburgo. "Una volta entrati nella stanza con la fotocamera termica abbiamo iniziato a muovere le braccia per vedere le immagini create – spiega la donna alla Bbc -. Facendo questo ho notato una ‘zona calda' nel mio seno sinistro, che nessun altro nella stanza aveva. Ho fatto una foto e ho continuato la visita al museo". Dopo essere uscita Bal Gill si è fatta visitare da un medico, che ha formulato la diagnosi di cancro allo stadio iniziale che è stato trattato solo con interventi chirurgici, senza il bisogno di ricorrere alla chemioterapia o alla radioterapia. L'area del tumore, ha spiegato Tracey Gillies, direttore medico del servizio Nhs Lothian, che gestisce la sanità nella capitale scozzese, risulta più calda perché le cellule tumorali hanno un metabolismo molto più veloce di quelle sane. "Nel passato si è provato a sperimentare le fotocamere termiche per trovare i tumori – spiega – ma non c'è mai stata la prova definitiva che possano essere usate per gli screening".
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  • Scozia, donna scopre di avere un cancro al seno grazie a un’attrazione al museo

    Una donna scozzese ha scoperto di avere un tumore visitando un museo di Edimburgo: dopo essere stata in una stanza con una fotocamera termica, le cui immagini cambiano colore a seconda della temperatura, ha notato che un seno aveva un colore diverso dall’altro. Insospettita, si è sottoposta agli accertamenti e ha scoperto la malattia.
    Una donna scozzese ha scoperto di avere un tumore grazie ad una attrazione museale. Bal Gill, questo il nome della protagonista della vicenda fortunatamente a lieto fine, dopo essere stata in una stanza con una fotocamera termica, le cui immagini cambiano colore a seconda della temperatura, ha notato che un seno aveva un colore diverso dall'altro, scoprendo dopo una visita che l'anomalia era dovuta al cancro.
    I fatti sono accaduti al museo World of Illusions di Edimburgo. "Una volta entrati nella stanza con la fotocamera termica abbiamo iniziato a muovere le braccia per vedere le immagini create – spiega la donna alla Bbc -. Facendo questo ho notato una ‘zona calda' nel mio seno sinistro, che nessun altro nella stanza aveva. Ho fatto una foto e ho continuato la visita al museo".
    Dopo essere uscita Bal Gill si è fatta visitare da un medico, che ha formulato la diagnosi di cancro allo stadio iniziale che è stato trattato solo con interventi chirurgici, senza il bisogno di ricorrere alla chemioterapia o alla radioterapia. L'area del tumore, ha spiegato Tracey Gillies, direttore medico del servizio Nhs Lothian, che gestisce la sanità nella capitale scozzese, risulta più calda perché le cellule tumorali hanno un metabolismo molto più veloce di quelle sane. "Nel passato si è provato a sperimentare le fotocamere termiche per trovare i tumori – spiega – ma non c'è mai stata la prova definitiva che possano essere usate per gli screening".
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  • Celiachia, scoperta una nanoparticella che la blocca

    La nanoparticella riesce ad “ingannare” gli anticorpi. Così con la nuova terapia l’organismo riconosce il glutine come una sostanza innocua.
    Attraverso il “nanodispositivo” infatti il paziente impara a riconoscere il glutine come una sostanza innocua e in questo modo evita reazioni autoimmuni.
    Il sistema immunitario dei pazienti celiaci riconosce come “nemico” la principale componente proteica del grano, cioè il glutine. Per difendersi, quindi, sferza una reazione autoimmune che danneggia le pareti intestinali.

    Cresce il numero dei celiaci

    Il numero dei celiaci è in crescita. Lo ha riferito di recente in occasione del Convegno Annuale “The Future of Celiac Disease” dell’Associazione Italiana Celiachia.

    Secondo la ricerca un nuovo studio italiano indica che il numero di pazienti è in crescita, specialmente in alcune aree metropolitane, e sta sfiorando il 2%, portando il numero complessivo dei casi vicino ad un milione. Alla luce dei nuovi dati, i casi diagnosticati a oggi sarebbero appena il 20% del totale.

    La celiachia è un disturbo che ancora non si conosce bene del tutto. O meglio, molti pazienti tardano a riconoscerne gli effetti, così si trascinano per anni una malattia non diagnosticata correttamente. Per questo motivo si suppone che manchino ancora all’appello molti pazienti.

    Se, infatti, da un lato nei bambini con sintomi classici la diagnosi può arrivare anche prima di due anni di vita, in molti adulti con segni meno usuali si può aspettare anche più di 6 anni. A oggi, di fatto, chi soffre di celiachia può tenere a bada la malattia solamente evitando di ingerire cibi contenenti glutine.

    Una cura risolutiva all’orizzonte

    Una soluzione alla celiachia c’è e potrebbe trattarsi di una cura risolutiva. Almeno questo è quanto promettono alcuni test di un nuovo studio Usa.

    Gli esperti hanno creato questa nanoparticella che si comporta come un cavallo di *****. Iniettata nel sangue dei pazienti, infatti, mette specifiche cellule immunitarie – i macrofagi – a contatto con il glutine che custodisce al suo interno.

    I macrofagi a questo punto fungono da difesa perché “avvertono” altre cellule immunitarie dell’innocuità della proteina del grano, evitando così reazioni avverse.

    In questo modo si crea una desensibilizzazione, ovvero una tolleranza immunologica al glutine. I test clinici hanno dimostrati che i pazienti trattati con la nanoparticella hanno potuto consumare glutine per 14 giorni senza avere alcuna reazione infiammatoria autoimmune nell’intestino, cosa che invece avviene ogni qualvolta un soggetto celiaco consuma glutine.

    Metodo innovativo

    “È uno studio del tutto innovativo – afferma in un commento Giovanni Cammarota, associato di Gastroenterologia del Dipartimento di Medicina Interna e Gastroenterologia della Fondazione Policlinico A Gemelli IRCCS, Università Cattolica di Roma – una specie di desensibilizzazione al glutine, simile all’approccio in uso oggi con alcune allergie. È chiaro che questo è uno studio pilota che andrà ulteriormente verificato su più pazienti e per una durata maggiore del follow up (14 giorni sono pochi) – continua Cammarota – bisognerà vedere se l’approccio potrà funzionare nella pratica clinica, ma di certo – ribadisce l’esperto in conclusione – si tratta di metodo innovativo, e rappresenta senz’altro un modo alternativo alla modalità attuale di trattamento che è la dieta priva di glutine”.
    Celiachia, scoperta una nanoparticella che la blocca La nanoparticella riesce ad “ingannare” gli anticorpi. Così con la nuova terapia l’organismo riconosce il glutine come una sostanza innocua. Attraverso il “nanodispositivo” infatti il paziente impara a riconoscere il glutine come una sostanza innocua e in questo modo evita reazioni autoimmuni. Il sistema immunitario dei pazienti celiaci riconosce come “nemico” la principale componente proteica del grano, cioè il glutine. Per difendersi, quindi, sferza una reazione autoimmune che danneggia le pareti intestinali. Cresce il numero dei celiaci Il numero dei celiaci è in crescita. Lo ha riferito di recente in occasione del Convegno Annuale “The Future of Celiac Disease” dell’Associazione Italiana Celiachia. Secondo la ricerca un nuovo studio italiano indica che il numero di pazienti è in crescita, specialmente in alcune aree metropolitane, e sta sfiorando il 2%, portando il numero complessivo dei casi vicino ad un milione. Alla luce dei nuovi dati, i casi diagnosticati a oggi sarebbero appena il 20% del totale. La celiachia è un disturbo che ancora non si conosce bene del tutto. O meglio, molti pazienti tardano a riconoscerne gli effetti, così si trascinano per anni una malattia non diagnosticata correttamente. Per questo motivo si suppone che manchino ancora all’appello molti pazienti. Se, infatti, da un lato nei bambini con sintomi classici la diagnosi può arrivare anche prima di due anni di vita, in molti adulti con segni meno usuali si può aspettare anche più di 6 anni. A oggi, di fatto, chi soffre di celiachia può tenere a bada la malattia solamente evitando di ingerire cibi contenenti glutine. Una cura risolutiva all’orizzonte Una soluzione alla celiachia c’è e potrebbe trattarsi di una cura risolutiva. Almeno questo è quanto promettono alcuni test di un nuovo studio Usa. Gli esperti hanno creato questa nanoparticella che si comporta come un cavallo di Troia. Iniettata nel sangue dei pazienti, infatti, mette specifiche cellule immunitarie – i macrofagi – a contatto con il glutine che custodisce al suo interno. I macrofagi a questo punto fungono da difesa perché “avvertono” altre cellule immunitarie dell’innocuità della proteina del grano, evitando così reazioni avverse. In questo modo si crea una desensibilizzazione, ovvero una tolleranza immunologica al glutine. I test clinici hanno dimostrati che i pazienti trattati con la nanoparticella hanno potuto consumare glutine per 14 giorni senza avere alcuna reazione infiammatoria autoimmune nell’intestino, cosa che invece avviene ogni qualvolta un soggetto celiaco consuma glutine. Metodo innovativo “È uno studio del tutto innovativo – afferma in un commento Giovanni Cammarota, associato di Gastroenterologia del Dipartimento di Medicina Interna e Gastroenterologia della Fondazione Policlinico A Gemelli IRCCS, Università Cattolica di Roma – una specie di desensibilizzazione al glutine, simile all’approccio in uso oggi con alcune allergie. È chiaro che questo è uno studio pilota che andrà ulteriormente verificato su più pazienti e per una durata maggiore del follow up (14 giorni sono pochi) – continua Cammarota – bisognerà vedere se l’approccio potrà funzionare nella pratica clinica, ma di certo – ribadisce l’esperto in conclusione – si tratta di metodo innovativo, e rappresenta senz’altro un modo alternativo alla modalità attuale di trattamento che è la dieta priva di glutine”.
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  • Celiachia, scoperta una nanoparticella che la blocca

    La nanoparticella riesce ad “ingannare” gli anticorpi. Così con la nuova terapia l’organismo riconosce il glutine come una sostanza innocua.
    Attraverso il “nanodispositivo” infatti il paziente impara a riconoscere il glutine come una sostanza innocua e in questo modo evita reazioni autoimmuni.
    Il sistema immunitario dei pazienti celiaci riconosce come “nemico” la principale componente proteica del grano, cioè il glutine. Per difendersi, quindi, sferza una reazione autoimmune che danneggia le pareti intestinali.

    Cresce il numero dei celiaci

    Il numero dei celiaci è in crescita. Lo ha riferito di recente in occasione del Convegno Annuale “The Future of Celiac Disease” dell’Associazione Italiana Celiachia.

    Secondo la ricerca un nuovo studio italiano indica che il numero di pazienti è in crescita, specialmente in alcune aree metropolitane, e sta sfiorando il 2%, portando il numero complessivo dei casi vicino ad un milione. Alla luce dei nuovi dati, i casi diagnosticati a oggi sarebbero appena il 20% del totale.

    La celiachia è un disturbo che ancora non si conosce bene del tutto. O meglio, molti pazienti tardano a riconoscerne gli effetti, così si trascinano per anni una malattia non diagnosticata correttamente. Per questo motivo si suppone che manchino ancora all’appello molti pazienti.

    Se, infatti, da un lato nei bambini con sintomi classici la diagnosi può arrivare anche prima di due anni di vita, in molti adulti con segni meno usuali si può aspettare anche più di 6 anni. A oggi, di fatto, chi soffre di celiachia può tenere a bada la malattia solamente evitando di ingerire cibi contenenti glutine.

    Una cura risolutiva all’orizzonte

    Una soluzione alla celiachia c’è e potrebbe trattarsi di una cura risolutiva. Almeno questo è quanto promettono alcuni test di un nuovo studio Usa.

    Gli esperti hanno creato questa nanoparticella che si comporta come un cavallo di *****. Iniettata nel sangue dei pazienti, infatti, mette specifiche cellule immunitarie – i macrofagi – a contatto con il glutine che custodisce al suo interno.

    I macrofagi a questo punto fungono da difesa perché “avvertono” altre cellule immunitarie dell’innocuità della proteina del grano, evitando così reazioni avverse.

    In questo modo si crea una desensibilizzazione, ovvero una tolleranza immunologica al glutine. I test clinici hanno dimostrati che i pazienti trattati con la nanoparticella hanno potuto consumare glutine per 14 giorni senza avere alcuna reazione infiammatoria autoimmune nell’intestino, cosa che invece avviene ogni qualvolta un soggetto celiaco consuma glutine.

    Metodo innovativo

    “È uno studio del tutto innovativo – afferma in un commento Giovanni Cammarota, associato di Gastroenterologia del Dipartimento di Medicina Interna e Gastroenterologia della Fondazione Policlinico A Gemelli IRCCS, Università Cattolica di Roma – una specie di desensibilizzazione al glutine, simile all’approccio in uso oggi con alcune allergie. È chiaro che questo è uno studio pilota che andrà ulteriormente verificato su più pazienti e per una durata maggiore del follow up (14 giorni sono pochi) – continua Cammarota – bisognerà vedere se l’approccio potrà funzionare nella pratica clinica, ma di certo – ribadisce l’esperto in conclusione – si tratta di metodo innovativo, e rappresenta senz’altro un modo alternativo alla modalità attuale di trattamento che è la dieta priva di glutine”.
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  • Melanoma, oncologi e influencer 'educano' 200mila adolescenti
    Fondamentale il test per selezionare i pazienti alle nuove cure
    Duecentomila ragazzi coinvolti direttamente grazie all’intervento diretto e quotidiano di 13 influencer professionisti, più di 80 post caricati, 200 instagram stories e centinaia di condivisioni, a cui si aggiunge un’attività diretta con undicimila opuscoli distribuiti in quattro frequentatissime spiagge italiane (Rimini, Jesolo, Marina di Pietrasanta e Fregene). È questo il bilancio della campagna di sensibilizzazione sulla prevenzione del melanoma #SoleConAmore, indirizzata ai giovanissimi e realizzata da Fondazione AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica). I risultati sono presentati nell’ultima giornata del congresso nazionale AIOM in corso a Roma. Secondo il sondaggio, che ha preceduto l’avvio della campagna, il 40% degli adolescenti non mette mai la crema protettiva in spiaggia, per oltre la metà (51%) utilizzarla è “da sfigati” perché impedirebbe di abbronzarsi. Da qui la necessità di creare una “cultura dell’abbronzatura responsabile”, utilizzando però un linguaggio adeguato ai giovani e “intercettandoli” sui canali da loro più frequentati. “Il successo è stato grande e siamo convinti che questa campagna aiuterà a sviluppare una maggiore consapevolezza verso la prevenzione di una delle neoplasie che ha fatto registrare i più alti tassi di crescita nell’ultimo periodo - spiega Fabrizio Nicolis, presidente di Fondazione AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Ogni anno il 20% dei casi, pari a 2.460 diagnosi per il 2019, si registra tra persone con meno di 40 anni. Si tratta quindi di un tumore molto ‘giovanile’, il secondo più frequente negli uomini under 50 e il terzo nelle donne nella stessa fascia d’età. La mancata conoscenza dei fattori di rischio gioca un ruolo decisivo e le diagnosi negli adulti di oggi sono la conseguenza dell’esposizione scorretta al sole da giovani. Ecco perché la nostra campagna, realizzata grazie al contributo non condizionante di Novartis e Pierre Fabre, è rivolta agli adolescenti ed è stata declinata in particolare sui social network. La scelta è stata utilizzare un linguaggio immediato, condivisibile e divertente, ma sempre validato dal punto di vista scientifico”.

    Al congresso nazionale degli oncologi medici vengono presentate le nuove Raccomandazioni Melanoma 2019 di AIOM (in duplice versione, sia per i pazienti che per i clinici). “Oggi in Italia la sopravvivenza a cinque anni arriva all’87% - afferma la prof.ssa Paola Queirolo, responsabile scientifico del progetto #SoleConAmore e Direttore della Struttura Complessa di Oncologia Medica dei Melanomi, Sarcomi e Tumori Rari dell'IEO -. Si tratta di una delle neoplasie con più alto carico di mutazioni nel DNA delle cellule tumorali e siamo riusciti a identificare quelle non ereditarie che coinvolgono il gene BRAF. Si riscontrano nel 50% dei casi del tumore cutaneo e risultano inoltre più frequenti nei pazienti più giovani. Una corretta determinazione dell’alterazione BRAF è fondamentale per selezionare la terapia più adeguata ed efficace. La sua presenza identifica il paziente che può giovarsi del trattamento con farmaci a bersaglio molecolare come gli inibitori di BRAF in associazione a inibitori di MEK. È fortemente consigliata l’esecuzione del test molecolare in tutti i casi di melanoma in stadio avanzato oppure nel caso di melanoma in stadio III radicalmente operato”. “Oggi questa neoplasia deve fare meno paura rispetto al più recente passato - aggiunge la dott.ssa Stefania Gori, presidente AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. Tuttavia è una malattia che non va sottovalutata e soprattutto spaventa l’ignoranza degli adolescenti del nostro Paese. Un’altra falsa convinzione molto diffusa è che le lampade solari siano utili per preparare la pelle all’abbronzatura estiva. Niente di più sbagliato. È dimostrato che il loro utilizzo, soprattutto in età inferiore ai 35 anni, aumenta in maniera significativa il rischio di melanoma. L’intensità degli ultravioletti artificiali è di 12-15 volte superiore all’esposizione solare naturale. Infatti, secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) le lampade solari sono ‘cancerogene’ per l’uomo al pari del fumo di sigaretta e, dal 2011, il Ministero della Salute ne ha vietato l’utilizzo ai minorenni e alle donne in gravidanza”. “Troppe persone ignorano i danni del sole e non adottano nessuna forma di protezione né al mare in estate né in montagna d’inverno - conclude Monica Forchetta, presidente APaIM (Associazione Pazienti Italia Melanoma) -. Come rappresentanti dei malati plaudiamo alle iniziative di AIOM e Fondazione AIOM dedicate ad una neoplasia in così rapida crescita. I ragazzi devono essere informati anche grazie ai nuovi strumenti digitali, perché il melanoma è per fortuna evitabile grazie a poche regole di prevenzione. Inoltre, il tumore lascia i suoi ‘segni’ sulla pelle. In seguito a ogni modifica di un neo, è indispensabile rivolgersi allo specialista per approfondimenti”.
    “Siamo orgogliosi di sostenere questa campagna educazionale rivolta ai più giovani - concludono Luigi Boano, General Manager Novartis Oncology Italia, e Charles-Henri Bodin, Direttore Generale Pierre Fabre Italia –. L’obiettivo è migliorare il livello di consapevolezza dei cittadini sull’importanza della prevenzione e sulle nuove frontiere della lotta ai tumori”
    Melanoma, oncologi e influencer 'educano' 200mila adolescenti Fondamentale il test per selezionare i pazienti alle nuove cure Duecentomila ragazzi coinvolti direttamente grazie all’intervento diretto e quotidiano di 13 influencer professionisti, più di 80 post caricati, 200 instagram stories e centinaia di condivisioni, a cui si aggiunge un’attività diretta con undicimila opuscoli distribuiti in quattro frequentatissime spiagge italiane (Rimini, Jesolo, Marina di Pietrasanta e Fregene). È questo il bilancio della campagna di sensibilizzazione sulla prevenzione del melanoma #SoleConAmore, indirizzata ai giovanissimi e realizzata da Fondazione AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica). I risultati sono presentati nell’ultima giornata del congresso nazionale AIOM in corso a Roma. Secondo il sondaggio, che ha preceduto l’avvio della campagna, il 40% degli adolescenti non mette mai la crema protettiva in spiaggia, per oltre la metà (51%) utilizzarla è “da sfigati” perché impedirebbe di abbronzarsi. Da qui la necessità di creare una “cultura dell’abbronzatura responsabile”, utilizzando però un linguaggio adeguato ai giovani e “intercettandoli” sui canali da loro più frequentati. “Il successo è stato grande e siamo convinti che questa campagna aiuterà a sviluppare una maggiore consapevolezza verso la prevenzione di una delle neoplasie che ha fatto registrare i più alti tassi di crescita nell’ultimo periodo - spiega Fabrizio Nicolis, presidente di Fondazione AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Ogni anno il 20% dei casi, pari a 2.460 diagnosi per il 2019, si registra tra persone con meno di 40 anni. Si tratta quindi di un tumore molto ‘giovanile’, il secondo più frequente negli uomini under 50 e il terzo nelle donne nella stessa fascia d’età. La mancata conoscenza dei fattori di rischio gioca un ruolo decisivo e le diagnosi negli adulti di oggi sono la conseguenza dell’esposizione scorretta al sole da giovani. Ecco perché la nostra campagna, realizzata grazie al contributo non condizionante di Novartis e Pierre Fabre, è rivolta agli adolescenti ed è stata declinata in particolare sui social network. La scelta è stata utilizzare un linguaggio immediato, condivisibile e divertente, ma sempre validato dal punto di vista scientifico”. Al congresso nazionale degli oncologi medici vengono presentate le nuove Raccomandazioni Melanoma 2019 di AIOM (in duplice versione, sia per i pazienti che per i clinici). “Oggi in Italia la sopravvivenza a cinque anni arriva all’87% - afferma la prof.ssa Paola Queirolo, responsabile scientifico del progetto #SoleConAmore e Direttore della Struttura Complessa di Oncologia Medica dei Melanomi, Sarcomi e Tumori Rari dell'IEO -. Si tratta di una delle neoplasie con più alto carico di mutazioni nel DNA delle cellule tumorali e siamo riusciti a identificare quelle non ereditarie che coinvolgono il gene BRAF. Si riscontrano nel 50% dei casi del tumore cutaneo e risultano inoltre più frequenti nei pazienti più giovani. Una corretta determinazione dell’alterazione BRAF è fondamentale per selezionare la terapia più adeguata ed efficace. La sua presenza identifica il paziente che può giovarsi del trattamento con farmaci a bersaglio molecolare come gli inibitori di BRAF in associazione a inibitori di MEK. È fortemente consigliata l’esecuzione del test molecolare in tutti i casi di melanoma in stadio avanzato oppure nel caso di melanoma in stadio III radicalmente operato”. “Oggi questa neoplasia deve fare meno paura rispetto al più recente passato - aggiunge la dott.ssa Stefania Gori, presidente AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. Tuttavia è una malattia che non va sottovalutata e soprattutto spaventa l’ignoranza degli adolescenti del nostro Paese. Un’altra falsa convinzione molto diffusa è che le lampade solari siano utili per preparare la pelle all’abbronzatura estiva. Niente di più sbagliato. È dimostrato che il loro utilizzo, soprattutto in età inferiore ai 35 anni, aumenta in maniera significativa il rischio di melanoma. L’intensità degli ultravioletti artificiali è di 12-15 volte superiore all’esposizione solare naturale. Infatti, secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) le lampade solari sono ‘cancerogene’ per l’uomo al pari del fumo di sigaretta e, dal 2011, il Ministero della Salute ne ha vietato l’utilizzo ai minorenni e alle donne in gravidanza”. “Troppe persone ignorano i danni del sole e non adottano nessuna forma di protezione né al mare in estate né in montagna d’inverno - conclude Monica Forchetta, presidente APaIM (Associazione Pazienti Italia Melanoma) -. Come rappresentanti dei malati plaudiamo alle iniziative di AIOM e Fondazione AIOM dedicate ad una neoplasia in così rapida crescita. I ragazzi devono essere informati anche grazie ai nuovi strumenti digitali, perché il melanoma è per fortuna evitabile grazie a poche regole di prevenzione. Inoltre, il tumore lascia i suoi ‘segni’ sulla pelle. In seguito a ogni modifica di un neo, è indispensabile rivolgersi allo specialista per approfondimenti”. “Siamo orgogliosi di sostenere questa campagna educazionale rivolta ai più giovani - concludono Luigi Boano, General Manager Novartis Oncology Italia, e Charles-Henri Bodin, Direttore Generale Pierre Fabre Italia –. L’obiettivo è migliorare il livello di consapevolezza dei cittadini sull’importanza della prevenzione e sulle nuove frontiere della lotta ai tumori”
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