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Aggiornamenti recenti
  • La luce blu di smartphone e tablet accelera l’invecchiamento

    Li utilizziamo tutti i giorni e spesso anche tutte le notti. Stiamo parlando di smartphone e tablet, gli oggetti digitali che nell’arco di 20 anni hanno cambiato drasticamente il nostro modo di comunicare e di tenerci informati.

    Quello che fino a oggi non sapevamo, è che la luce blu che sta alla base dei loro schermi touch screen accelera l’invecchiamento cellulare. A giungere a questa conclusione è stato uno studio scientifico portato avanti da un team di ricercatori dell’Oregon State University, recentemente pubblicato sulle pagine della rivista Aging of Mechanism of Disease.

    La ricerca in questione, ha monitorato gli effetti della luce blu su un campione di dieci esemplari di moscerino Drosophila Melanogaster, più conosciuto con il nome di moscerino della frutta. Questi insetti sono ampiamente utilizzati nella ricerca e perché i meccanismi funzionali delle loro cellule sono molto simili a quelli di altri animali, esseri umani compresi.

    Per confermare la teoria che collega la luce blu di smartphone e tablet all’invecchiamento precoce, i ricercatori dell’Oregon State University hanno, così, sottoposto una colonia di moscerini della frutta adulti alla luce artificiale di un led blu per 12 ore al giorno. E confrontando la loro reazione con quella di un’altra colonia della medesima specie tenuta invece al buio, hanno notato che questa è vissuta più a lungo.

    Il team ha inoltre rilevato come gli esemplari esposti alla luce cercavano, quando possibile, di evitare di avvicinarsi troppo alla fonte luminosa. Da questi dati i ricercatori hanno così evidenziato un legame tra invecchiamento precoce e luce blu, notando anche come quest’ultima incida negativamente sulla salute dei fotorecettori presenti nella retina degli insetti, che a fine indagine apparivano danneggiati se non già “spenti”.

    Lo studio ha poi dimostrato che una lunga esposizione alla luce blu è in grado di provocare problemi motori e danni a livello cerebrale. Una dato che è stato confermato anche dall’utilizzo di alcuni esemplari di Drosophila Melanogaster privi di occhi, che alla fine dell’indagine hanno mostrato gli stessi effetti degenerativi registrati negli esemplari normodotati.

    Il dottor Jaga Giebultowicz, autore senior dello studio, ha commentato i risultati dell’indagine affermando che esistono sempre più prove che indicano come una maggiore esposizione alla luce artificiale rappresenti un fattore di rischio per la qualità del sonno e per la regolarità dei ritmi circadiani nell’essere umano, suggerendo ai costruttori di dispositivi digitali di utilizzare fonti luminose meno aggressive come quelle utilizzate per illuminare gli schermi dei kindle, per esempio.
    La luce blu di smartphone e tablet accelera l’invecchiamento Li utilizziamo tutti i giorni e spesso anche tutte le notti. Stiamo parlando di smartphone e tablet, gli oggetti digitali che nell’arco di 20 anni hanno cambiato drasticamente il nostro modo di comunicare e di tenerci informati. Quello che fino a oggi non sapevamo, è che la luce blu che sta alla base dei loro schermi touch screen accelera l’invecchiamento cellulare. A giungere a questa conclusione è stato uno studio scientifico portato avanti da un team di ricercatori dell’Oregon State University, recentemente pubblicato sulle pagine della rivista Aging of Mechanism of Disease. La ricerca in questione, ha monitorato gli effetti della luce blu su un campione di dieci esemplari di moscerino Drosophila Melanogaster, più conosciuto con il nome di moscerino della frutta. Questi insetti sono ampiamente utilizzati nella ricerca e perché i meccanismi funzionali delle loro cellule sono molto simili a quelli di altri animali, esseri umani compresi. Per confermare la teoria che collega la luce blu di smartphone e tablet all’invecchiamento precoce, i ricercatori dell’Oregon State University hanno, così, sottoposto una colonia di moscerini della frutta adulti alla luce artificiale di un led blu per 12 ore al giorno. E confrontando la loro reazione con quella di un’altra colonia della medesima specie tenuta invece al buio, hanno notato che questa è vissuta più a lungo. Il team ha inoltre rilevato come gli esemplari esposti alla luce cercavano, quando possibile, di evitare di avvicinarsi troppo alla fonte luminosa. Da questi dati i ricercatori hanno così evidenziato un legame tra invecchiamento precoce e luce blu, notando anche come quest’ultima incida negativamente sulla salute dei fotorecettori presenti nella retina degli insetti, che a fine indagine apparivano danneggiati se non già “spenti”. Lo studio ha poi dimostrato che una lunga esposizione alla luce blu è in grado di provocare problemi motori e danni a livello cerebrale. Una dato che è stato confermato anche dall’utilizzo di alcuni esemplari di Drosophila Melanogaster privi di occhi, che alla fine dell’indagine hanno mostrato gli stessi effetti degenerativi registrati negli esemplari normodotati. Il dottor Jaga Giebultowicz, autore senior dello studio, ha commentato i risultati dell’indagine affermando che esistono sempre più prove che indicano come una maggiore esposizione alla luce artificiale rappresenti un fattore di rischio per la qualità del sonno e per la regolarità dei ritmi circadiani nell’essere umano, suggerendo ai costruttori di dispositivi digitali di utilizzare fonti luminose meno aggressive come quelle utilizzate per illuminare gli schermi dei kindle, per esempio.
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  • Gli asportano un tumore al cervello mentre suona il piano

    È successo all'ospedale Bufalini di Cesena. L'intervento è stato eseguito utilizzando la tecnica dell''Awake Surgery' che consiste nell'operare il paziente in condizione di veglia

    All'ospedale Bufalini di Cesena un musicista affetto da un tumore cerebrale è stato operato da sveglio al cervello mentre eseguiva una melodia musicale al pianoforte. L'intervento - come spiega la Ausl Romagna - è stato eseguito nei giorni scorsi utilizzando la tecnica dell''Awake Surgery' (Chirurgia da sveglio), che consiste nell'operare il paziente in condizione di veglia con un duplice scopo: asportare la massa tumorale e, nel caso specifico, salvaguardare le abilità musicali.

    "Ciò che rende questo intervento piuttosto raro ed eccezionale", chiarisce Luigino Tosatto, direttore dell'Unità operativa di Neurochirurgia dell'ospedale Bufalini di Cesena, coi colleghi Vincenzo Antonelli e Giuseppe Maimone, "è che in questo paziente, insegnante e cultore di musica jazz, per la prima volta abbiamo localizzato alcune aree cerebrali specifiche per la musica, molto complesse da rilevare, per preservare le sue abilità musicali durante l'asportazione della massa tumorale. Inoltre, questo approccio ci permetterà di comprendere meglio la complessità dei processi cerebrali che sottendono alcune funzioni cognitive superiori della mente umana, fra cui le abilita' artistiche e musicali".
    Gli asportano un tumore al cervello mentre suona il piano È successo all'ospedale Bufalini di Cesena. L'intervento è stato eseguito utilizzando la tecnica dell''Awake Surgery' che consiste nell'operare il paziente in condizione di veglia All'ospedale Bufalini di Cesena un musicista affetto da un tumore cerebrale è stato operato da sveglio al cervello mentre eseguiva una melodia musicale al pianoforte. L'intervento - come spiega la Ausl Romagna - è stato eseguito nei giorni scorsi utilizzando la tecnica dell''Awake Surgery' (Chirurgia da sveglio), che consiste nell'operare il paziente in condizione di veglia con un duplice scopo: asportare la massa tumorale e, nel caso specifico, salvaguardare le abilità musicali. "Ciò che rende questo intervento piuttosto raro ed eccezionale", chiarisce Luigino Tosatto, direttore dell'Unità operativa di Neurochirurgia dell'ospedale Bufalini di Cesena, coi colleghi Vincenzo Antonelli e Giuseppe Maimone, "è che in questo paziente, insegnante e cultore di musica jazz, per la prima volta abbiamo localizzato alcune aree cerebrali specifiche per la musica, molto complesse da rilevare, per preservare le sue abilità musicali durante l'asportazione della massa tumorale. Inoltre, questo approccio ci permetterà di comprendere meglio la complessità dei processi cerebrali che sottendono alcune funzioni cognitive superiori della mente umana, fra cui le abilita' artistiche e musicali".
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  • La Fisica per la Vita: incontri, test e prove di medicina quantistica, epigenetica e biofisica
    Il Novotel Milano Nord Cà Granda, in viale Suzzani 13, ospita un appuntamento per discutere di salute, benessere, scienza, tecnologia, bioarchitettura con test dal vivo, prodotti e strumenti. Domenica 17 novembre 2019 gli esperti invitano il pubblico a scoprire nuove frontiere per contrastare stress, geopatie, elettromagnetismo, allergie, insidie spesso nascoste e poco note.

    Milano -
    La giornata vede susseguirsi sul palco esperti e tecnici del settore, dalle 10.00 alle 18.30 con registrazione alle 9.30. Si dialoga di medicina, fisica quantistica, epigenetica, biorisonanza, luce ed energia, protezione da geopatie ed elettrosmog, salute e benessere. Disponibili anche test diagnostici e prove pratiche.

    Milano -
    Medici, ricercatori e scienziati si mettono a confronto nel corso di questo appuntamento per spiegare le nuove frontiere della salute e della medicina insieme alle aziende del settore. Elettromagnetismo, geopatie, malesseri dovuti a batteri o allergeni, a cattive abitudini o a inquinamento sono insidie pericolose e spesso sconosciute per la nostra salute.

    L’epigenetica è una recente branca degli studi genetici che studia tutte le modificazioni ereditabili che variano l’espressione genica pur non alterando la sequenza del dna. La biofisica è la scienza che studia il formarsi e l’evolversi dei processi biologici negli esseri viventi (animali e vegetali) sulla base delle leggi e con i metodi della fisica. Con il termine medicina quantistica indichiamo un nuovo tipo di medicina che indaga la realtà nel campo dell’infinitamente piccolo.

    Alla base di questo meeting l'idea che tutto ciò che ci circonda influisce sul nostro organismo e quindi sul benessere generale, e merita di essere conosciuto e protetto, con strumenti o prodotti d’avanguardia che riuniscono queste discipline e realizzano soluzioni alla portata di tutti.

    Relatori dell'evento: Aldo Cehic, medico odontoiatra socio Sikmo; Sergio Rosario Focone, laureato in Medicina e Specialista in Medicina Funzionale; Daniele Gullà, si interessa di biocibernetica, astrofisica, elettronica e spettrografia Uv; Giuseppe Rocca, autore di Ritmi Circadiani e metabolismo; Elio Sermoneta, medico naturopata, kinesiologo, acque informate; Piergiorgio Spaggiari, laureato in fisica e in medicina e chirurgia, specialista in medicina dello Spory; Sergio Serrano, biofisico e bioingegnere.

    L'evento è a ingresso gratuito con prenotazione online.
    http://www.saporedelsapere.it/iscrizione-la-fisica-per-la-vita/
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  • La Fisica per la Vita: incontri, test e prove di medicina quantistica, epigenetica e biofisica
    Il Novotel Milano Nord Cà Granda, in viale Suzzani 13, ospita un appuntamento per discutere di salute, benessere, scienza, tecnologia, bioarchitettura con test dal vivo, prodotti e strumenti. Domenica 17 novembre 2019 gli esperti invitano il pubblico a scoprire nuove frontiere per contrastare stress, geopatie, elettromagnetismo, allergie, insidie spesso nascoste e poco note.

    Milano -
    La giornata vede susseguirsi sul palco esperti e tecnici del settore, dalle 10.00 alle 18.30 con registrazione alle 9.30. Si dialoga di medicina, fisica quantistica, epigenetica, biorisonanza, luce ed energia, protezione da geopatie ed elettrosmog, salute e benessere. Disponibili anche test diagnostici e prove pratiche.

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    Medici, ricercatori e scienziati si mettono a confronto nel corso di questo appuntamento per spiegare le nuove frontiere della salute e della medicina insieme alle aziende del settore. Elettromagnetismo, geopatie, malesseri dovuti a batteri o allergeni, a cattive abitudini o a inquinamento sono insidie pericolose e spesso sconosciute per la nostra salute.

    L’epigenetica è una recente branca degli studi genetici che studia tutte le modificazioni ereditabili che variano l’espressione genica pur non alterando la sequenza del dna. La biofisica è la scienza che studia il formarsi e l’evolversi dei processi biologici negli esseri viventi (animali e vegetali) sulla base delle leggi e con i metodi della fisica. Con il termine medicina quantistica indichiamo un nuovo tipo di medicina che indaga la realtà nel campo dell’infinitamente piccolo.

    Alla base di questo meeting l'idea che tutto ciò che ci circonda influisce sul nostro organismo e quindi sul benessere generale, e merita di essere conosciuto e protetto, con strumenti o prodotti d’avanguardia che riuniscono queste discipline e realizzano soluzioni alla portata di tutti.

    Relatori dell'evento: Aldo Cehic, medico odontoiatra socio Sikmo; Sergio Rosario Focone, laureato in Medicina e Specialista in Medicina Funzionale; Daniele Gullà, si interessa di biocibernetica, astrofisica, elettronica e spettrografia Uv; Giuseppe Rocca, autore di Ritmi Circadiani e metabolismo; Elio Sermoneta, medico naturopata, kinesiologo, acque informate; Piergiorgio Spaggiari, laureato in fisica e in medicina e chirurgia, specialista in medicina dello Spory; Sergio Serrano, biofisico e bioingegnere.

    L'evento è a ingresso gratuito con prenotazione online.
    http://www.saporedelsapere.it/iscrizione-la-fisica-per-la-vita/
    La Fisica per la Vita: incontri, test e prove di medicina quantistica, epigenetica e biofisica Il Novotel Milano Nord Cà Granda, in viale Suzzani 13, ospita un appuntamento per discutere di salute, benessere, scienza, tecnologia, bioarchitettura con test dal vivo, prodotti e strumenti. Domenica 17 novembre 2019 gli esperti invitano il pubblico a scoprire nuove frontiere per contrastare stress, geopatie, elettromagnetismo, allergie, insidie spesso nascoste e poco note. Milano - La giornata vede susseguirsi sul palco esperti e tecnici del settore, dalle 10.00 alle 18.30 con registrazione alle 9.30. Si dialoga di medicina, fisica quantistica, epigenetica, biorisonanza, luce ed energia, protezione da geopatie ed elettrosmog, salute e benessere. Disponibili anche test diagnostici e prove pratiche. Milano - Medici, ricercatori e scienziati si mettono a confronto nel corso di questo appuntamento per spiegare le nuove frontiere della salute e della medicina insieme alle aziende del settore. Elettromagnetismo, geopatie, malesseri dovuti a batteri o allergeni, a cattive abitudini o a inquinamento sono insidie pericolose e spesso sconosciute per la nostra salute. L’epigenetica è una recente branca degli studi genetici che studia tutte le modificazioni ereditabili che variano l’espressione genica pur non alterando la sequenza del dna. La biofisica è la scienza che studia il formarsi e l’evolversi dei processi biologici negli esseri viventi (animali e vegetali) sulla base delle leggi e con i metodi della fisica. Con il termine medicina quantistica indichiamo un nuovo tipo di medicina che indaga la realtà nel campo dell’infinitamente piccolo. Alla base di questo meeting l'idea che tutto ciò che ci circonda influisce sul nostro organismo e quindi sul benessere generale, e merita di essere conosciuto e protetto, con strumenti o prodotti d’avanguardia che riuniscono queste discipline e realizzano soluzioni alla portata di tutti. Relatori dell'evento: Aldo Cehic, medico odontoiatra socio Sikmo; Sergio Rosario Focone, laureato in Medicina e Specialista in Medicina Funzionale; Daniele Gullà, si interessa di biocibernetica, astrofisica, elettronica e spettrografia Uv; Giuseppe Rocca, autore di Ritmi Circadiani e metabolismo; Elio Sermoneta, medico naturopata, kinesiologo, acque informate; Piergiorgio Spaggiari, laureato in fisica e in medicina e chirurgia, specialista in medicina dello Spory; Sergio Serrano, biofisico e bioingegnere. L'evento è a ingresso gratuito con prenotazione online. http://www.saporedelsapere.it/iscrizione-la-fisica-per-la-vita/
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  • OKdottori.it - L’innovativo Social Network italiano sulla medicina 4.0 creato per professionisti del settore medico sanitario, Medici, Dottori e cittadini

    OKdottori.it Italia· Comunicato stampa ufficiale del 02 Novembre 2019

    Nell'era di Facebook, Twitter e di Linkedin ecco che i social network si fanno strada anche nel mondo scientifico. Tra i medici in particolare. Ma non è il caso di OKdottori.it, una community a differenza di altre tutta italiana, creata appositamente per i medici e i cittadini, dove dottori specialisti e non si scambiano informazioni scientifiche e collaborano attivamente con la community di cittadini.

    Partecipare al nuovo social network è libero e gratuito, basta iscriversi come medici abilitati alla professione in Italia e compilare l'apposito form online dedicato ai Medici e professionisti sanitari.

    E' possibile iscriversi sempre gratuitamente anche come liberi cittadini per collegarsi direttamente con i medici presenti, chiedere consulti e prenotare visite. Da oggi con OKdottori.it sarà più semplice e veloce per i cittadini italiani interagire con medici e operatori sanitari.

    Importante per noi sottolineare che, raro tra tanti, il nostro social network italiano non presenta informazioni pubblicitarie aggressive perché, specifica lo stesso ideatore, «si hanno cose più importanti da fare su OKdottori.it, che essere distratti dalla pubblicità invasiva». E questo agevola notevolmente la fruibilità del sito e la lettura delle informazioni in esso contenute.

    Anche i dati personali degli aderenti non verranno venduti o ceduti ne ora e ne mai a terzi, perchè OKdottori.it rispetta totalmente la privacy dei propri iscritti. Come si finanzia quindi questo progetto?

    Il business di OKdottori.it si basa sulla "Scientific medical advertising". In parole semplici: i clienti di OKdottori.it - Medici, Cliniche, aziende operanti nel campo della salute, della finanza, istituzioni e agenzie della sanità italiana - possono beneficiare di evidenze interne al social network per la propria attività. Si offre la possibilità di monitorare all'interno della propria area di advertising l'andamento delle proprie campagne, oltre alla possibilità di interagire direttamente con i cittadini e pazienti in merito ai servizi, farmaci o alle terapie del proprio prodotto, all'identificare l'opportunità di estenderlo a nuove indicazioni, all'avere un immediato riscontro circa l'opinione dei medici riguardo un certo prodotto. L'obiettivo è di coinvolgere molte big-pharma per far cogliere loro l'opportunità che, da ricerche effettuate da esperti di comunicazione, potrebbe sostituire o almeno affiancare l'attività di informazione medico-scientifica delle aziende sui medici e di conseguenza sui cittadini.

    Iscrivetevi subito su www.okdottori.it

    P.S. Una cortesia fate girare questo comunicato anche ai vostri amici e conoscenti in modo da far conoscere questo progetto a professionisti medici e alla comunità italiana di cittadini, perche noi crediamo che possa essere un servizio utile per la sanità pubblica e privata italiana.
    Grazie!
    OKdottori.it - L’innovativo Social Network italiano sulla medicina 4.0 creato per professionisti del settore medico sanitario, Medici, Dottori e cittadini OKdottori.it Italia· Comunicato stampa ufficiale del 02 Novembre 2019 Nell'era di Facebook, Twitter e di Linkedin ecco che i social network si fanno strada anche nel mondo scientifico. Tra i medici in particolare. Ma non è il caso di OKdottori.it, una community a differenza di altre tutta italiana, creata appositamente per i medici e i cittadini, dove dottori specialisti e non si scambiano informazioni scientifiche e collaborano attivamente con la community di cittadini. Partecipare al nuovo social network è libero e gratuito, basta iscriversi come medici abilitati alla professione in Italia e compilare l'apposito form online dedicato ai Medici e professionisti sanitari. E' possibile iscriversi sempre gratuitamente anche come liberi cittadini per collegarsi direttamente con i medici presenti, chiedere consulti e prenotare visite. Da oggi con OKdottori.it sarà più semplice e veloce per i cittadini italiani interagire con medici e operatori sanitari. Importante per noi sottolineare che, raro tra tanti, il nostro social network italiano non presenta informazioni pubblicitarie aggressive perché, specifica lo stesso ideatore, «si hanno cose più importanti da fare su OKdottori.it, che essere distratti dalla pubblicità invasiva». E questo agevola notevolmente la fruibilità del sito e la lettura delle informazioni in esso contenute. Anche i dati personali degli aderenti non verranno venduti o ceduti ne ora e ne mai a terzi, perchè OKdottori.it rispetta totalmente la privacy dei propri iscritti. Come si finanzia quindi questo progetto? Il business di OKdottori.it si basa sulla "Scientific medical advertising". In parole semplici: i clienti di OKdottori.it - Medici, Cliniche, aziende operanti nel campo della salute, della finanza, istituzioni e agenzie della sanità italiana - possono beneficiare di evidenze interne al social network per la propria attività. Si offre la possibilità di monitorare all'interno della propria area di advertising l'andamento delle proprie campagne, oltre alla possibilità di interagire direttamente con i cittadini e pazienti in merito ai servizi, farmaci o alle terapie del proprio prodotto, all'identificare l'opportunità di estenderlo a nuove indicazioni, all'avere un immediato riscontro circa l'opinione dei medici riguardo un certo prodotto. L'obiettivo è di coinvolgere molte big-pharma per far cogliere loro l'opportunità che, da ricerche effettuate da esperti di comunicazione, potrebbe sostituire o almeno affiancare l'attività di informazione medico-scientifica delle aziende sui medici e di conseguenza sui cittadini. Iscrivetevi subito su www.okdottori.it P.S. Una cortesia fate girare questo comunicato anche ai vostri amici e conoscenti in modo da far conoscere questo progetto a professionisti medici e alla comunità italiana di cittadini, perche noi crediamo che possa essere un servizio utile per la sanità pubblica e privata italiana. Grazie!
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  • La frutta e gli ortaggi stagionali tipici del mese di Novembre, perché preferirli?
    In questa breve guida daremo indicazioni sui prodotti stagionali tipici del mese di Novembre. Perche nutrirsi con i cibi stagionali ?

    Cibarsi degli ortaggi e della frutta di stagione ha innumerevoli vantaggi, non solo di tipo economico, ma soprattutto di salute e genuinità del cibo di cui noi ci nutriamo.

    La natura infonde ai suoi frutti il massimo dell’ energia e delle sostanze nutritive in base alla stagione: ogni prodotto stagionale racchiude queste proprietà nutritive ed energetiche frutto di un ‘evoluzione durata millenni.

    Chi si nutre solo di cibi stagionali che vantaggi ha?

    Chi ne fa uso regolarmente di cibi stagionali, evitando cibi esotici e cibi non stagionali, godrà di una salute maggiore.
    Questa problematica è divenuta attuale grazie al benessere che porta sulle nostre tavole cibo in abbondanza in qualunque stagione.
    Ma l’ abbondanza, sfortunatamente non è sinonimo di qualità.
    Frutta stagionale del mese di Novembre.

    Ananas Banane
    Arance
    Cachi
    Limoni
    Mandorle Noci Nocciole
    Kiwi
    Mele Pere
    Uva

    Ortaggi stagionali del mese di Novembre

    Barbabietole Coste
    Radicchio
    Carciofi
    Topinambur
    Zucca
    Carota
    Patata
    Cipolle
    Broccoli Cavolfiore Cavolini di Bruxelles
    Cavolo Verza Finocchi
    Insalata invidia lattuga rucola
    Sedano
    Spinaci Erbette
    Carciofi Cardi
    Patate

    Molti tra questi ortaggi e frutti, sono dei cibi particolarmente ricchi di sostanze nutritive come Vitamine Sali minerali, sostanze antiossidanti che ci aiutano a combattere le malattie degenerative e la vecchiaia.
    Come sempre questi alimenti sono da preferirsi se provenienti da agricoltura biologica o biodinamica.
    La frutta e gli ortaggi stagionali tipici del mese di Novembre, perché preferirli? In questa breve guida daremo indicazioni sui prodotti stagionali tipici del mese di Novembre. Perche nutrirsi con i cibi stagionali ? Cibarsi degli ortaggi e della frutta di stagione ha innumerevoli vantaggi, non solo di tipo economico, ma soprattutto di salute e genuinità del cibo di cui noi ci nutriamo. La natura infonde ai suoi frutti il massimo dell’ energia e delle sostanze nutritive in base alla stagione: ogni prodotto stagionale racchiude queste proprietà nutritive ed energetiche frutto di un ‘evoluzione durata millenni. Chi si nutre solo di cibi stagionali che vantaggi ha? Chi ne fa uso regolarmente di cibi stagionali, evitando cibi esotici e cibi non stagionali, godrà di una salute maggiore. Questa problematica è divenuta attuale grazie al benessere che porta sulle nostre tavole cibo in abbondanza in qualunque stagione. Ma l’ abbondanza, sfortunatamente non è sinonimo di qualità. Frutta stagionale del mese di Novembre. Ananas Banane Arance Cachi Limoni Mandorle Noci Nocciole Kiwi Mele Pere Uva Ortaggi stagionali del mese di Novembre Barbabietole Coste Radicchio Carciofi Topinambur Zucca Carota Patata Cipolle Broccoli Cavolfiore Cavolini di Bruxelles Cavolo Verza Finocchi Insalata invidia lattuga rucola Sedano Spinaci Erbette Carciofi Cardi Patate Molti tra questi ortaggi e frutti, sono dei cibi particolarmente ricchi di sostanze nutritive come Vitamine Sali minerali, sostanze antiossidanti che ci aiutano a combattere le malattie degenerative e la vecchiaia. Come sempre questi alimenti sono da preferirsi se provenienti da agricoltura biologica o biodinamica.
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  • Alzheimer, scoperto nuovo farmaco: ferma il declino. ALZHEIMER NUOVA CURA
    Alzheimer: scoperto il primo farmaco che arresta il declino della malattia. Nuove speranze nella lotta all'ALZHEIMER
    Nuova speranza per i malati di Alzheimer: scoperto un farmaco in grado di rallentare la progressione del declino della mente.
    Alzheimer, nuova cura: scoperto anticorpo contro la proteina responsabile dell’Alzheimer

    "Siamo fiduciosi nella prospettiva di offrire ai pazienti la prima terapia che riduce il declino clinico dell'Alzheimer" ha affermato Michel Vounatsos, amministratore delegato di Biogen. L’azienda statunitense chiederà l’autorizzazione per il farmaco sperimentale 'Aducanumab'. Si tratta di un anticorpo specifico che agirebbe contro la proteina tossica 'beta-amiloide’, che è tra le principali responsabili della demenza dovuta all’Alzheimer.

    Dopo aver riposto tante iniziative sulla molecola, la Biogen aveva chiuso anticipatamente il trial clinico in quanto i risultati raggiunti erano deludenti. Dopo una nuova analisi, l’azienda ha scoperto che con un dosaggio maggiore l’anticorpo funzionava, riducendo in modo significativo il decorso del declino mentale dovuto all’Alzheimer.

    La Biogen ha di recente annunciato che chiederà alla FDA l’autorizzazione per l’uso del farmaco sperimentale. “Questo annuncio è importante perché Aducanumab, se approvato dalla FDA, sarà il primo farmaco capace di curare l'Alzheimer" ha spiegato Michele Vendruscolo. "Altrettanto importante è il fatto che Aducanumab dimostra che intervenire sull'aggregazione del peptide beta-amiloide è un approccio terapeutico efficace. Questa dimostrazione aprirà la strada per lo sviluppo di altri composti ancora più potenti per l'Alzheimer e per altre malattie neurodegenerative, inclusi Parkinson e sclerosi laterale amiotrofica" ha continuato l’esperto.
    Alzheimer, scoperto nuovo farmaco: ferma il declino. ALZHEIMER NUOVA CURA Alzheimer: scoperto il primo farmaco che arresta il declino della malattia. Nuove speranze nella lotta all'ALZHEIMER Nuova speranza per i malati di Alzheimer: scoperto un farmaco in grado di rallentare la progressione del declino della mente. Alzheimer, nuova cura: scoperto anticorpo contro la proteina responsabile dell’Alzheimer "Siamo fiduciosi nella prospettiva di offrire ai pazienti la prima terapia che riduce il declino clinico dell'Alzheimer" ha affermato Michel Vounatsos, amministratore delegato di Biogen. L’azienda statunitense chiederà l’autorizzazione per il farmaco sperimentale 'Aducanumab'. Si tratta di un anticorpo specifico che agirebbe contro la proteina tossica 'beta-amiloide’, che è tra le principali responsabili della demenza dovuta all’Alzheimer. Dopo aver riposto tante iniziative sulla molecola, la Biogen aveva chiuso anticipatamente il trial clinico in quanto i risultati raggiunti erano deludenti. Dopo una nuova analisi, l’azienda ha scoperto che con un dosaggio maggiore l’anticorpo funzionava, riducendo in modo significativo il decorso del declino mentale dovuto all’Alzheimer. La Biogen ha di recente annunciato che chiederà alla FDA l’autorizzazione per l’uso del farmaco sperimentale. “Questo annuncio è importante perché Aducanumab, se approvato dalla FDA, sarà il primo farmaco capace di curare l'Alzheimer" ha spiegato Michele Vendruscolo. "Altrettanto importante è il fatto che Aducanumab dimostra che intervenire sull'aggregazione del peptide beta-amiloide è un approccio terapeutico efficace. Questa dimostrazione aprirà la strada per lo sviluppo di altri composti ancora più potenti per l'Alzheimer e per altre malattie neurodegenerative, inclusi Parkinson e sclerosi laterale amiotrofica" ha continuato l’esperto.
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  • Melanoma, oncologi e influencer 'educano' 200mila adolescenti
    Fondamentale il test per selezionare i pazienti alle nuove cure
    Duecentomila ragazzi coinvolti direttamente grazie all’intervento diretto e quotidiano di 13 influencer professionisti, più di 80 post caricati, 200 instagram stories e centinaia di condivisioni, a cui si aggiunge un’attività diretta con undicimila opuscoli distribuiti in quattro frequentatissime spiagge italiane (Rimini, Jesolo, Marina di Pietrasanta e Fregene). È questo il bilancio della campagna di sensibilizzazione sulla prevenzione del melanoma #SoleConAmore, indirizzata ai giovanissimi e realizzata da Fondazione AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica). I risultati sono presentati nell’ultima giornata del congresso nazionale AIOM in corso a Roma. Secondo il sondaggio, che ha preceduto l’avvio della campagna, il 40% degli adolescenti non mette mai la crema protettiva in spiaggia, per oltre la metà (51%) utilizzarla è “da sfigati” perché impedirebbe di abbronzarsi. Da qui la necessità di creare una “cultura dell’abbronzatura responsabile”, utilizzando però un linguaggio adeguato ai giovani e “intercettandoli” sui canali da loro più frequentati. “Il successo è stato grande e siamo convinti che questa campagna aiuterà a sviluppare una maggiore consapevolezza verso la prevenzione di una delle neoplasie che ha fatto registrare i più alti tassi di crescita nell’ultimo periodo - spiega Fabrizio Nicolis, presidente di Fondazione AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Ogni anno il 20% dei casi, pari a 2.460 diagnosi per il 2019, si registra tra persone con meno di 40 anni. Si tratta quindi di un tumore molto ‘giovanile’, il secondo più frequente negli uomini under 50 e il terzo nelle donne nella stessa fascia d’età. La mancata conoscenza dei fattori di rischio gioca un ruolo decisivo e le diagnosi negli adulti di oggi sono la conseguenza dell’esposizione scorretta al sole da giovani. Ecco perché la nostra campagna, realizzata grazie al contributo non condizionante di Novartis e Pierre Fabre, è rivolta agli adolescenti ed è stata declinata in particolare sui social network. La scelta è stata utilizzare un linguaggio immediato, condivisibile e divertente, ma sempre validato dal punto di vista scientifico”.

    Al congresso nazionale degli oncologi medici vengono presentate le nuove Raccomandazioni Melanoma 2019 di AIOM (in duplice versione, sia per i pazienti che per i clinici). “Oggi in Italia la sopravvivenza a cinque anni arriva all’87% - afferma la prof.ssa Paola Queirolo, responsabile scientifico del progetto #SoleConAmore e Direttore della Struttura Complessa di Oncologia Medica dei Melanomi, Sarcomi e Tumori Rari dell'IEO -. Si tratta di una delle neoplasie con più alto carico di mutazioni nel DNA delle cellule tumorali e siamo riusciti a identificare quelle non ereditarie che coinvolgono il gene BRAF. Si riscontrano nel 50% dei casi del tumore cutaneo e risultano inoltre più frequenti nei pazienti più giovani. Una corretta determinazione dell’alterazione BRAF è fondamentale per selezionare la terapia più adeguata ed efficace. La sua presenza identifica il paziente che può giovarsi del trattamento con farmaci a bersaglio molecolare come gli inibitori di BRAF in associazione a inibitori di MEK. È fortemente consigliata l’esecuzione del test molecolare in tutti i casi di melanoma in stadio avanzato oppure nel caso di melanoma in stadio III radicalmente operato”. “Oggi questa neoplasia deve fare meno paura rispetto al più recente passato - aggiunge la dott.ssa Stefania Gori, presidente AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. Tuttavia è una malattia che non va sottovalutata e soprattutto spaventa l’ignoranza degli adolescenti del nostro Paese. Un’altra falsa convinzione molto diffusa è che le lampade solari siano utili per preparare la pelle all’abbronzatura estiva. Niente di più sbagliato. È dimostrato che il loro utilizzo, soprattutto in età inferiore ai 35 anni, aumenta in maniera significativa il rischio di melanoma. L’intensità degli ultravioletti artificiali è di 12-15 volte superiore all’esposizione solare naturale. Infatti, secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) le lampade solari sono ‘cancerogene’ per l’uomo al pari del fumo di sigaretta e, dal 2011, il Ministero della Salute ne ha vietato l’utilizzo ai minorenni e alle donne in gravidanza”. “Troppe persone ignorano i danni del sole e non adottano nessuna forma di protezione né al mare in estate né in montagna d’inverno - conclude Monica Forchetta, presidente APaIM (Associazione Pazienti Italia Melanoma) -. Come rappresentanti dei malati plaudiamo alle iniziative di AIOM e Fondazione AIOM dedicate ad una neoplasia in così rapida crescita. I ragazzi devono essere informati anche grazie ai nuovi strumenti digitali, perché il melanoma è per fortuna evitabile grazie a poche regole di prevenzione. Inoltre, il tumore lascia i suoi ‘segni’ sulla pelle. In seguito a ogni modifica di un neo, è indispensabile rivolgersi allo specialista per approfondimenti”.
    “Siamo orgogliosi di sostenere questa campagna educazionale rivolta ai più giovani - concludono Luigi Boano, General Manager Novartis Oncology Italia, e Charles-Henri Bodin, Direttore Generale Pierre Fabre Italia –. L’obiettivo è migliorare il livello di consapevolezza dei cittadini sull’importanza della prevenzione e sulle nuove frontiere della lotta ai tumori”
    Melanoma, oncologi e influencer 'educano' 200mila adolescenti Fondamentale il test per selezionare i pazienti alle nuove cure Duecentomila ragazzi coinvolti direttamente grazie all’intervento diretto e quotidiano di 13 influencer professionisti, più di 80 post caricati, 200 instagram stories e centinaia di condivisioni, a cui si aggiunge un’attività diretta con undicimila opuscoli distribuiti in quattro frequentatissime spiagge italiane (Rimini, Jesolo, Marina di Pietrasanta e Fregene). È questo il bilancio della campagna di sensibilizzazione sulla prevenzione del melanoma #SoleConAmore, indirizzata ai giovanissimi e realizzata da Fondazione AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica). I risultati sono presentati nell’ultima giornata del congresso nazionale AIOM in corso a Roma. Secondo il sondaggio, che ha preceduto l’avvio della campagna, il 40% degli adolescenti non mette mai la crema protettiva in spiaggia, per oltre la metà (51%) utilizzarla è “da sfigati” perché impedirebbe di abbronzarsi. Da qui la necessità di creare una “cultura dell’abbronzatura responsabile”, utilizzando però un linguaggio adeguato ai giovani e “intercettandoli” sui canali da loro più frequentati. “Il successo è stato grande e siamo convinti che questa campagna aiuterà a sviluppare una maggiore consapevolezza verso la prevenzione di una delle neoplasie che ha fatto registrare i più alti tassi di crescita nell’ultimo periodo - spiega Fabrizio Nicolis, presidente di Fondazione AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Ogni anno il 20% dei casi, pari a 2.460 diagnosi per il 2019, si registra tra persone con meno di 40 anni. Si tratta quindi di un tumore molto ‘giovanile’, il secondo più frequente negli uomini under 50 e il terzo nelle donne nella stessa fascia d’età. La mancata conoscenza dei fattori di rischio gioca un ruolo decisivo e le diagnosi negli adulti di oggi sono la conseguenza dell’esposizione scorretta al sole da giovani. Ecco perché la nostra campagna, realizzata grazie al contributo non condizionante di Novartis e Pierre Fabre, è rivolta agli adolescenti ed è stata declinata in particolare sui social network. La scelta è stata utilizzare un linguaggio immediato, condivisibile e divertente, ma sempre validato dal punto di vista scientifico”. Al congresso nazionale degli oncologi medici vengono presentate le nuove Raccomandazioni Melanoma 2019 di AIOM (in duplice versione, sia per i pazienti che per i clinici). “Oggi in Italia la sopravvivenza a cinque anni arriva all’87% - afferma la prof.ssa Paola Queirolo, responsabile scientifico del progetto #SoleConAmore e Direttore della Struttura Complessa di Oncologia Medica dei Melanomi, Sarcomi e Tumori Rari dell'IEO -. Si tratta di una delle neoplasie con più alto carico di mutazioni nel DNA delle cellule tumorali e siamo riusciti a identificare quelle non ereditarie che coinvolgono il gene BRAF. Si riscontrano nel 50% dei casi del tumore cutaneo e risultano inoltre più frequenti nei pazienti più giovani. Una corretta determinazione dell’alterazione BRAF è fondamentale per selezionare la terapia più adeguata ed efficace. La sua presenza identifica il paziente che può giovarsi del trattamento con farmaci a bersaglio molecolare come gli inibitori di BRAF in associazione a inibitori di MEK. È fortemente consigliata l’esecuzione del test molecolare in tutti i casi di melanoma in stadio avanzato oppure nel caso di melanoma in stadio III radicalmente operato”. “Oggi questa neoplasia deve fare meno paura rispetto al più recente passato - aggiunge la dott.ssa Stefania Gori, presidente AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. Tuttavia è una malattia che non va sottovalutata e soprattutto spaventa l’ignoranza degli adolescenti del nostro Paese. Un’altra falsa convinzione molto diffusa è che le lampade solari siano utili per preparare la pelle all’abbronzatura estiva. Niente di più sbagliato. È dimostrato che il loro utilizzo, soprattutto in età inferiore ai 35 anni, aumenta in maniera significativa il rischio di melanoma. L’intensità degli ultravioletti artificiali è di 12-15 volte superiore all’esposizione solare naturale. Infatti, secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) le lampade solari sono ‘cancerogene’ per l’uomo al pari del fumo di sigaretta e, dal 2011, il Ministero della Salute ne ha vietato l’utilizzo ai minorenni e alle donne in gravidanza”. “Troppe persone ignorano i danni del sole e non adottano nessuna forma di protezione né al mare in estate né in montagna d’inverno - conclude Monica Forchetta, presidente APaIM (Associazione Pazienti Italia Melanoma) -. Come rappresentanti dei malati plaudiamo alle iniziative di AIOM e Fondazione AIOM dedicate ad una neoplasia in così rapida crescita. I ragazzi devono essere informati anche grazie ai nuovi strumenti digitali, perché il melanoma è per fortuna evitabile grazie a poche regole di prevenzione. Inoltre, il tumore lascia i suoi ‘segni’ sulla pelle. In seguito a ogni modifica di un neo, è indispensabile rivolgersi allo specialista per approfondimenti”. “Siamo orgogliosi di sostenere questa campagna educazionale rivolta ai più giovani - concludono Luigi Boano, General Manager Novartis Oncology Italia, e Charles-Henri Bodin, Direttore Generale Pierre Fabre Italia –. L’obiettivo è migliorare il livello di consapevolezza dei cittadini sull’importanza della prevenzione e sulle nuove frontiere della lotta ai tumori”
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  • Celiachia, scoperta una nanoparticella che la blocca

    La nanoparticella riesce ad “ingannare” gli anticorpi. Così con la nuova terapia l’organismo riconosce il glutine come una sostanza innocua.
    Attraverso il “nanodispositivo” infatti il paziente impara a riconoscere il glutine come una sostanza innocua e in questo modo evita reazioni autoimmuni.
    Il sistema immunitario dei pazienti celiaci riconosce come “nemico” la principale componente proteica del grano, cioè il glutine. Per difendersi, quindi, sferza una reazione autoimmune che danneggia le pareti intestinali.

    Cresce il numero dei celiaci

    Il numero dei celiaci è in crescita. Lo ha riferito di recente in occasione del Convegno Annuale “The Future of Celiac Disease” dell’Associazione Italiana Celiachia.

    Secondo la ricerca un nuovo studio italiano indica che il numero di pazienti è in crescita, specialmente in alcune aree metropolitane, e sta sfiorando il 2%, portando il numero complessivo dei casi vicino ad un milione. Alla luce dei nuovi dati, i casi diagnosticati a oggi sarebbero appena il 20% del totale.

    La celiachia è un disturbo che ancora non si conosce bene del tutto. O meglio, molti pazienti tardano a riconoscerne gli effetti, così si trascinano per anni una malattia non diagnosticata correttamente. Per questo motivo si suppone che manchino ancora all’appello molti pazienti.

    Se, infatti, da un lato nei bambini con sintomi classici la diagnosi può arrivare anche prima di due anni di vita, in molti adulti con segni meno usuali si può aspettare anche più di 6 anni. A oggi, di fatto, chi soffre di celiachia può tenere a bada la malattia solamente evitando di ingerire cibi contenenti glutine.

    Una cura risolutiva all’orizzonte

    Una soluzione alla celiachia c’è e potrebbe trattarsi di una cura risolutiva. Almeno questo è quanto promettono alcuni test di un nuovo studio Usa.

    Gli esperti hanno creato questa nanoparticella che si comporta come un cavallo di *****. Iniettata nel sangue dei pazienti, infatti, mette specifiche cellule immunitarie – i macrofagi – a contatto con il glutine che custodisce al suo interno.

    I macrofagi a questo punto fungono da difesa perché “avvertono” altre cellule immunitarie dell’innocuità della proteina del grano, evitando così reazioni avverse.

    In questo modo si crea una desensibilizzazione, ovvero una tolleranza immunologica al glutine. I test clinici hanno dimostrati che i pazienti trattati con la nanoparticella hanno potuto consumare glutine per 14 giorni senza avere alcuna reazione infiammatoria autoimmune nell’intestino, cosa che invece avviene ogni qualvolta un soggetto celiaco consuma glutine.

    Metodo innovativo

    “È uno studio del tutto innovativo – afferma in un commento Giovanni Cammarota, associato di Gastroenterologia del Dipartimento di Medicina Interna e Gastroenterologia della Fondazione Policlinico A Gemelli IRCCS, Università Cattolica di Roma – una specie di desensibilizzazione al glutine, simile all’approccio in uso oggi con alcune allergie. È chiaro che questo è uno studio pilota che andrà ulteriormente verificato su più pazienti e per una durata maggiore del follow up (14 giorni sono pochi) – continua Cammarota – bisognerà vedere se l’approccio potrà funzionare nella pratica clinica, ma di certo – ribadisce l’esperto in conclusione – si tratta di metodo innovativo, e rappresenta senz’altro un modo alternativo alla modalità attuale di trattamento che è la dieta priva di glutine”.
    Celiachia, scoperta una nanoparticella che la blocca La nanoparticella riesce ad “ingannare” gli anticorpi. Così con la nuova terapia l’organismo riconosce il glutine come una sostanza innocua. Attraverso il “nanodispositivo” infatti il paziente impara a riconoscere il glutine come una sostanza innocua e in questo modo evita reazioni autoimmuni. Il sistema immunitario dei pazienti celiaci riconosce come “nemico” la principale componente proteica del grano, cioè il glutine. Per difendersi, quindi, sferza una reazione autoimmune che danneggia le pareti intestinali. Cresce il numero dei celiaci Il numero dei celiaci è in crescita. Lo ha riferito di recente in occasione del Convegno Annuale “The Future of Celiac Disease” dell’Associazione Italiana Celiachia. Secondo la ricerca un nuovo studio italiano indica che il numero di pazienti è in crescita, specialmente in alcune aree metropolitane, e sta sfiorando il 2%, portando il numero complessivo dei casi vicino ad un milione. Alla luce dei nuovi dati, i casi diagnosticati a oggi sarebbero appena il 20% del totale. La celiachia è un disturbo che ancora non si conosce bene del tutto. O meglio, molti pazienti tardano a riconoscerne gli effetti, così si trascinano per anni una malattia non diagnosticata correttamente. Per questo motivo si suppone che manchino ancora all’appello molti pazienti. Se, infatti, da un lato nei bambini con sintomi classici la diagnosi può arrivare anche prima di due anni di vita, in molti adulti con segni meno usuali si può aspettare anche più di 6 anni. A oggi, di fatto, chi soffre di celiachia può tenere a bada la malattia solamente evitando di ingerire cibi contenenti glutine. Una cura risolutiva all’orizzonte Una soluzione alla celiachia c’è e potrebbe trattarsi di una cura risolutiva. Almeno questo è quanto promettono alcuni test di un nuovo studio Usa. Gli esperti hanno creato questa nanoparticella che si comporta come un cavallo di Troia. Iniettata nel sangue dei pazienti, infatti, mette specifiche cellule immunitarie – i macrofagi – a contatto con il glutine che custodisce al suo interno. I macrofagi a questo punto fungono da difesa perché “avvertono” altre cellule immunitarie dell’innocuità della proteina del grano, evitando così reazioni avverse. In questo modo si crea una desensibilizzazione, ovvero una tolleranza immunologica al glutine. I test clinici hanno dimostrati che i pazienti trattati con la nanoparticella hanno potuto consumare glutine per 14 giorni senza avere alcuna reazione infiammatoria autoimmune nell’intestino, cosa che invece avviene ogni qualvolta un soggetto celiaco consuma glutine. Metodo innovativo “È uno studio del tutto innovativo – afferma in un commento Giovanni Cammarota, associato di Gastroenterologia del Dipartimento di Medicina Interna e Gastroenterologia della Fondazione Policlinico A Gemelli IRCCS, Università Cattolica di Roma – una specie di desensibilizzazione al glutine, simile all’approccio in uso oggi con alcune allergie. È chiaro che questo è uno studio pilota che andrà ulteriormente verificato su più pazienti e per una durata maggiore del follow up (14 giorni sono pochi) – continua Cammarota – bisognerà vedere se l’approccio potrà funzionare nella pratica clinica, ma di certo – ribadisce l’esperto in conclusione – si tratta di metodo innovativo, e rappresenta senz’altro un modo alternativo alla modalità attuale di trattamento che è la dieta priva di glutine”.
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  • Scozia, donna scopre di avere un cancro al seno grazie a un’attrazione al museo

    Una donna scozzese ha scoperto di avere un tumore visitando un museo di Edimburgo: dopo essere stata in una stanza con una fotocamera termica, le cui immagini cambiano colore a seconda della temperatura, ha notato che un seno aveva un colore diverso dall’altro. Insospettita, si è sottoposta agli accertamenti e ha scoperto la malattia.
    Una donna scozzese ha scoperto di avere un tumore grazie ad una attrazione museale. Bal Gill, questo il nome della protagonista della vicenda fortunatamente a lieto fine, dopo essere stata in una stanza con una fotocamera termica, le cui immagini cambiano colore a seconda della temperatura, ha notato che un seno aveva un colore diverso dall'altro, scoprendo dopo una visita che l'anomalia era dovuta al cancro.
    I fatti sono accaduti al museo World of Illusions di Edimburgo. "Una volta entrati nella stanza con la fotocamera termica abbiamo iniziato a muovere le braccia per vedere le immagini create – spiega la donna alla Bbc -. Facendo questo ho notato una ‘zona calda' nel mio seno sinistro, che nessun altro nella stanza aveva. Ho fatto una foto e ho continuato la visita al museo".
    Dopo essere uscita Bal Gill si è fatta visitare da un medico, che ha formulato la diagnosi di cancro allo stadio iniziale che è stato trattato solo con interventi chirurgici, senza il bisogno di ricorrere alla chemioterapia o alla radioterapia. L'area del tumore, ha spiegato Tracey Gillies, direttore medico del servizio Nhs Lothian, che gestisce la sanità nella capitale scozzese, risulta più calda perché le cellule tumorali hanno un metabolismo molto più veloce di quelle sane. "Nel passato si è provato a sperimentare le fotocamere termiche per trovare i tumori – spiega – ma non c'è mai stata la prova definitiva che possano essere usate per gli screening".
    Scozia, donna scopre di avere un cancro al seno grazie a un’attrazione al museo Una donna scozzese ha scoperto di avere un tumore visitando un museo di Edimburgo: dopo essere stata in una stanza con una fotocamera termica, le cui immagini cambiano colore a seconda della temperatura, ha notato che un seno aveva un colore diverso dall’altro. Insospettita, si è sottoposta agli accertamenti e ha scoperto la malattia. Una donna scozzese ha scoperto di avere un tumore grazie ad una attrazione museale. Bal Gill, questo il nome della protagonista della vicenda fortunatamente a lieto fine, dopo essere stata in una stanza con una fotocamera termica, le cui immagini cambiano colore a seconda della temperatura, ha notato che un seno aveva un colore diverso dall'altro, scoprendo dopo una visita che l'anomalia era dovuta al cancro. I fatti sono accaduti al museo World of Illusions di Edimburgo. "Una volta entrati nella stanza con la fotocamera termica abbiamo iniziato a muovere le braccia per vedere le immagini create – spiega la donna alla Bbc -. Facendo questo ho notato una ‘zona calda' nel mio seno sinistro, che nessun altro nella stanza aveva. Ho fatto una foto e ho continuato la visita al museo". Dopo essere uscita Bal Gill si è fatta visitare da un medico, che ha formulato la diagnosi di cancro allo stadio iniziale che è stato trattato solo con interventi chirurgici, senza il bisogno di ricorrere alla chemioterapia o alla radioterapia. L'area del tumore, ha spiegato Tracey Gillies, direttore medico del servizio Nhs Lothian, che gestisce la sanità nella capitale scozzese, risulta più calda perché le cellule tumorali hanno un metabolismo molto più veloce di quelle sane. "Nel passato si è provato a sperimentare le fotocamere termiche per trovare i tumori – spiega – ma non c'è mai stata la prova definitiva che possano essere usate per gli screening".
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